Il Tar delle Marche ha annullato l’esclusione dal nido comunale di un bambino di Ancona, figlio di una coppia di donne unite civilmente, stabilendo che il Comune non avrebbe dovuto ignorare la posizione lavorativa della madre non biologica. «Il Comune non aveva attribuito un punteggio elevato alla famiglia perché, dal punto di vista biologico, in una coppia formata da due donne, quindi in un’unione civile omogenitoriale, il figlio è riconducibile biologicamente a una sola delle due madri, in assenza di una formale procedura di adozione», spiega a Open l’avvocato Tommaso Rossi che ha assistito la coppia. Perché il giudice ha dato ragione alla famiglia «Noi invece abbiamo sostenuto che quando un figlio viene concepito tramite procreazione medicalmente assistita da una sola delle due donne, ma all’interno di una coppia unita civilmente, si è comunque in presenza di un progetto genitoriale condiviso e preesistente.
💡 Contesto politico
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